Ai piedi occidentali di Castello, fra piazza Yenne, via Azuni e il viale Sant’Ignazio, Stampace custodisce una delle storie più stratificate di Cagliari. È uno dei quattro quartieri storici della città e riunisce, in poche strade, testimonianze della Karalis romana, architetture barocche, memorie dei bombardamenti e tradizioni religiose che coinvolgono tutta la Sardegna.
Il suo carattere si comprende camminando: in superficie si incontrano chiese, scalinate e antiche vie di botteghe; sotto il livello stradale si aprono cave, cisterne, cripte e ambienti scavati nella roccia. Stampace è un quartiere che racconta Cagliari in verticale, dal sottosuolo antico fino alle cupole che ne disegnano il profilo.
Il borgo medievale degli artigiani
Secondo il portale ufficiale Cagliari Turismo, Stampace sorse nel XIII secolo a ovest della cittadella fortificata di Castello e accolse anche profughi provenienti da Santa Igia, l’antica capitale del giudicato di Càlari. La vicinanza alle mura non gli impedì di sviluppare un’identità distinta: mentre in alto si concentravano le sedi del potere, nel borgo vivevano e lavoravano numerosi artigiani e artisti.
Le botteghe furono a lungo un tratto caratteristico del quartiere. Dalla progressiva espansione di Stampace si formarono inoltre diversi settori della Cagliari moderna verso occidente. Le vie che salgono da piazza Yenne conservano ancora la misura di questo tessuto urbano: percorsi brevi, pendenze improvvise, slarghi raccolti e edifici costruiti in epoche diverse.
Prima del quartiere: la città romana
La storia dell’area comincia molto prima del Medioevo. La cosiddetta Villa di Tigellio documenta l’estensione dell’abitato romano nella parte occidentale di Cagliari. Il nome è affascinante ma ingannevole: il sito non è la villa appartenuta con certezza al poeta e cantore Tigellio. Gli scavi hanno rivelato un elegante settore residenziale composto da tre domus, sorto nel I secolo a.C. e frequentato, attraverso successive trasformazioni, fino alla tarda antichità.
Poco più in alto si trova l’Anfiteatro romano, costruito fra il I e il II secolo d.C. sfruttando una valle naturale alle pendici di Buoncammino. Gran parte delle gradinate, dell’arena e dei corridoi fu scavata direttamente nel banco calcareo. La capienza stimata era di circa diecimila spettatori e i diversi ordini della cavea rispecchiavano la rigida divisione sociale della città romana.
Anche l’area dell’attuale Orto Botanico conserva cisterne e pozzi romani. Monumenti, giardino e quartiere contemporaneo convivono così nello stesso paesaggio, mostrando quanto l’antica Karalis si estendesse ben oltre il colle di Castello.
Santa Restituta, una cripta dalle molte vite
Fra i luoghi che meglio raccontano la sovrapposizione delle epoche c’è la cripta di Santa Restituta, in via Sant’Efisio. L’ipogeo fu probabilmente una cava di calcare in età tardo-punica; divenne poi luogo di culto, deposito di anfore e, dopo lunghi periodi di abbandono, nuovamente spazio religioso.
All’interno resta un dipinto di san Giovanni Battista datato al XIII secolo. Nel 1614 il ritrovamento di reliquie portò a nuovi lavori e alla sistemazione degli altari. Durante la Seconda guerra mondiale la cavità fu utilizzata come rifugio antiaereo: una funzione che lega il sito anche alle pagine più dolorose dei bombardamenti del 1943. In un unico ambiente si incontrano quindi archeologia, devozione e memoria civile.
Sant’Efisio e il voto che parte da Stampace
Il legame più profondo fra Stampace e l’identità cittadina è quello con Sant’Efisio. La chiesa a lui dedicata sorge sopra una grotta che scende per circa nove metri nella roccia, ritenuta dalla tradizione il carcere nel quale il santo fu rinchiuso prima del martirio a Nora.
La tradizione della festa richiama il voto pronunciato dalla città nel 1652 durante la peste. Ogni anno, dal 1° al 4 maggio, la statua lascia la chiesa di Stampace, attraversa Cagliari e raggiunge Nora, per poi tornare nel quartiere entro lo scioglimento del voto. Il momento della partenza trasforma le strade circostanti nel cuore simbolico di una celebrazione che riunisce comunità e gruppi in abito tradizionale da tutta l’isola.
L’edificio attuale è in gran parte settecentesco: la vecchia chiesa fu demolita nel 1780 e la ricostruzione si concluse nel 1782. L’altare della cappella di Sant’Efisio, datato 1791, custodisce la statua portata nella processione del primo maggio.
Le chiese barocche e la via Azuni
Lungo via Azuni si impone la scalinata della Collegiata di Sant’Anna. La chiesa barocca sostituì un piccolo edificio di epoca pisana e richiese circa trentatré anni di lavori, rallentati soprattutto dalla mancanza di fondi. I due campanili e le tre cupole sono oggi fra gli elementi più riconoscibili del profilo di Stampace. Gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, la collegiata fu poi ricostruita.
Poco distante, la chiesa di San Michele rappresenta una delle massime espressioni del barocco cagliaritano. Fu edificata alla fine del Seicento per i Gesuiti sopra un precedente oratorio. La pianta ottagonale irregolare, i marmi policromi, gli stucchi e gli affreschi creano un interno ricchissimo. Nella sagrestia sono custodite anche le sculture lignee dei Misteri della Passione realizzate da Giuseppe Antonio Lonis e portate in processione durante i riti della Settimana Santa.
Palabanda: un giardino sopra la storia
In viale Sant’Ignazio si apre l’Orto Botanico dell’Università di Cagliari, inaugurato nel 1866 sotto la direzione di Patrizio Gennari. Ospita circa duemila specie vegetali e conserva al suo interno strutture archeologiche. La valle era conosciuta come Palabanda e, prima della nascita del giardino, fu legata anche alla congiura antifeudale del 1812, organizzata nei terreni appartenuti all’avvocato Salvatore Cadeddu.
È un dettaglio che riassume bene Stampace: persino un luogo dedicato alla botanica racchiude tracce della città romana e della storia politica sarda.
Cinque curiosità da ricordare
- La Villa di Tigellio non è una sola villa: il complesso archeologico comprende tre domus e il collegamento diretto con il cantore romano nasce da un’attribuzione ottocentesca.
- Un quartiere sotto il quartiere: cave, cisterne, pozzi e cripte mostrano quanto la roccia calcarea sia parte integrante della storia urbana.
- La festa più grande parte da una strada raccolta: il pellegrinaggio di Sant’Efisio verso Nora comincia ogni primo maggio dalla piccola chiesa nel cuore di Stampace.
- L’anfiteatro era scavato nella collina: i Romani modellarono il banco roccioso per ricavare arena, gradinate e corridoi destinati a circa diecimila persone.
- Le cupole raccontano il quartiere: osservato da Castello, Stampace si riconosce anche grazie ai campanili e alle tre cupole della Collegiata di Sant’Anna.
Un itinerario per conoscere Stampace
Una passeggiata può iniziare da piazza Yenne e risalire via Azuni verso Sant’Anna e San Michele. Da qui si raggiungono la chiesa di Sant’Efisio e la cripta di Santa Restituta, per poi proseguire verso l’Orto Botanico, la Villa di Tigellio e l’Anfiteatro romano. Prima della visita è opportuno controllare sui siti ufficiali aperture e modalità di accesso, che possono variare per restauri o condizioni climatiche.
Fra archeologia, fede, artigianato e memoria, Stampace non è soltanto una tappa del centro storico: è uno dei luoghi in cui Cagliari mostra con maggiore chiarezza tutte le sue età.
Fonti consultate
- Cagliari Turismo — Quartiere Stampace
- Cagliari Turismo — Visita al quartiere di Stampace
- Cagliari Turismo — Villa di Tigellio
- Cagliari Turismo — Anfiteatro romano
- Cagliari Turismo — Cripta di Santa Restituta
- Cagliari Turismo — Chiesa di Sant’Efisio a Stampace
- Cagliari Turismo — Chiesa di Sant’Anna
- Cagliari Turismo — Chiesa di San Michele
- Università di Cagliari — Storia dell’Orto Botanico
- Immagine: fotografia di Cristiano Cani su Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0, ritaglio adattato.