Ai piedi orientali di Castello, fra il Terrapieno, piazza Garibaldi e la basilica di San Saturnino, Villanova conserva un volto diverso dagli altri quartieri storici di Cagliari. Le sue vie strette, le case generalmente più basse e modeste, i balconi fioriti e gli scorci sui giardini raccontano l’origine di un borgo cresciuto fuori dalle mura per accogliere soprattutto contadini e ortolani.

Villanova è oggi pienamente inserita nel centro cittadino, ma continua a essere riconoscibile per la misura raccolta delle sue strade e per una forte identità comunitaria. Qui convivono architetture medievali, ricostruzioni del dopoguerra, antichissimi luoghi di culto e nuovi linguaggi urbani.

La “villa nuova” degli ortolani

La formazione del quartiere è documentata fra la seconda metà del XIII secolo e la fine dello stesso secolo, nel periodo in cui i Pisani consolidavano la città fortificata di Castello. Secondo gli studi dell’Università di Cagliari e la documentazione urbanistica comunale, Villanova riprendeva il modello delle ville nove medievali: insediamenti pianificati fuori dalle mura per organizzare popolazione, attività e territorio.

Il borgo orientale accolse lavoratori provenienti anche dal Campidano, impegnati nei campi, negli orti e nelle vigne che circondavano Cagliari. Da questa vocazione agricola deriva il legame ancora oggi evocato da piante e fiori davanti alle abitazioni. A differenza del quartiere del potere sulla rocca, Villanova nacque dunque come spazio del lavoro quotidiano e della produzione che riforniva la città.

Via San Giovanni, la spina dorsale medievale

La trama più antica si organizzò attorno a via San Giovanni, asse principale disposto da nord a sud fra gli antichi accessi del borgo. Le vie San Domenico, San Giacomo e Piccioni correvano parallelamente, mentre percorsi trasversali collegavano le abitazioni ai terreni coltivati verso oriente.

Questa struttura aiuta ancora a leggere Villanova: lunghi tracciati paralleli, isolati stretti e case in linea accompagnano chi cammina senza bisogno di grandi piazze monumentali. La città moderna si è allargata tutto intorno, ma l’orditura del quartiere medievale resta percepibile nella successione delle strade.

San Giacomo, il cuore del quartiere

La chiesa di San Giacomo è uno dei riferimenti principali di Villanova. La sua costruzione risale probabilmente alla metà del XIV secolo e l’edificio conserva testimonianze del gotico catalano, nonostante i numerosi interventi compiuti fra Settecento e Ottocento. La facciata neoclassica fu progettata dall’architetto cagliaritano Gaetano Cima.

La chiesa e la piazza antistante sono legate alla vita religiosa e sociale del quartiere. Nelle strade vicine hanno sede confraternite che custodiscono riti, simulacri e tradizioni capaci di unire la comunità ben oltre i giorni delle celebrazioni.

San Domenico: la chiesa perduta e quella rinata

Il complesso di San Domenico racchiude due epoche sovrapposte. La chiesa medievale, uno degli esempi più importanti del gotico catalano in Sardegna, fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti del 1943. Il nuovo edificio venne costruito fra il 1952 e il 1954 su progetto dell’architetto Raffaello Fagnoni, con un linguaggio contemporaneo e una facciata rivestita in pietra calcarea.

Sotto la chiesa moderna sopravvive però l’antico impianto, oggi conosciuto come cripta di San Domenico. Sono ancora leggibili campate con volte a crociera stellare, cappelle laterali e parti del presbiterio; la cappella della Madonna del Rosario superò le distruzioni. Scendere nella cripta significa entrare fisicamente nella Villanova medievale rimasta sotto quella ricostruita nel dopoguerra.

San Saturnino, più antico dello stesso quartiere

Nel settore meridionale si trova la basilica di San Saturnino, uno dei monumenti paleocristiani più importanti della Sardegna e la più antica chiesa cittadina dedicata al patrono di Cagliari. Il complesso nacque nell’area funeraria legata alla memoria del martire Saturnino, ucciso nel 304 durante le persecuzioni di Diocleziano.

Un primo edificio fu realizzato fra il IV e il V secolo e ricostruito in forme bizantine nel VI. La basilica attraversò poi donazioni, restauri, spoliazioni e danni bellici. La sua presenza ricorda che il paesaggio sacro a oriente di Castello esisteva molti secoli prima della nascita del borgo medievale di Villanova.

La Settimana Santa e le confraternite

La devozione è una componente essenziale dell’identità di Villanova. Durante la Settimana Santa, le processioni curate dall’Arciconfraternita della Solitudine e dall’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso attraversano le vie del quartiere e raggiungono altre chiese del centro storico. Simulacri, canti e abiti cerimoniali trasformano per alcuni giorni lo spazio urbano in un percorso condiviso.

Non si tratta soltanto di una manifestazione da osservare: le confraternite hanno contribuito per secoli alla costruzione della comunità e hanno lasciato un’impronta nei luoghi, nelle memorie familiari e nel calendario del quartiere.

Dall’ex mattatoio alla città della cultura

L’espansione di Cagliari verso est cambiò progressivamente il margine di Villanova. Un esempio significativo è l’EXMA: nato come mattatoio quando l’area era ancora periferica, rimase in funzione fino al 1964 e fu poi utilizzato come deposito comunale. Dopo il recupero, nel 1993 aprì come centro dedicato all’arte e alla cultura.

La trasformazione dell’ex mattatoio sintetizza il passaggio da periferia agricola a quartiere centrale. Poco distante, la breve via San Saturnino è diventata una galleria d’arte a cielo aperto, con muri decorati da writer e artisti locali. Tradizione e creatività contemporanea non cancellano la storia: aggiungono nuovi livelli al racconto urbano.

Cinque curiosità da ricordare

  • Un quartiere nato per chi coltivava la città: contadini e ortolani lavoravano nei campi, negli orti e nelle vigne a est delle mura.
  • Una strada racconta il progetto medievale: via San Giovanni era l’asse principale del borgo e rende ancora leggibile il suo impianto allungato.
  • Una chiesa sotto la chiesa: la cripta di San Domenico conserva ciò che resta dell’edificio medievale distrutto nel 1943.
  • Il monumento più antico precede Villanova: le origini della basilica di San Saturnino risalgono alla tarda antichità, molti secoli prima del quartiere.
  • Dal lavoro alla cultura: l’ex mattatoio comunale è oggi l’EXMA, mentre via San Saturnino ospita una galleria di street art all’aperto.

Un itinerario per conoscere Villanova

Una passeggiata può iniziare dalla basilica di San Saturnino, proseguire verso l’EXMA e risalire fino a piazza San Giacomo. Da qui si entra nelle vie più raccolte del quartiere, raggiungendo San Domenico, via San Giovanni e la galleria a cielo aperto di via San Saturnino, sotto il Terrapieno. Prima di visitare chiese, cripta e spazi culturali è opportuno controllare sui siti ufficiali orari e modalità di accesso.

Villanova invita a osservare i dettagli: una pianta davanti a una porta, una facciata semplice, un arco sopravvissuto alla guerra, un’opera dipinta su un muro. È in questa continuità fra giardini, devozione e vita quotidiana che il borgo conserva la sua identità più autentica.

Fonti consultate